La Rabbia dei Bambini

a cura di Manuela Fili, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta


Ascolto spesso racconti e testimonianze di tante mamme e papà che mi descrivono come, in questi mesi, da febbraio 2020 ad oggi, i loro bambini stiano attraversando momenti di rabbia incontrollabile, scoppi d’ira e tenace opposizione e come, da genitori, sembri complesso trovare la radici di tali comportamenti, l’origine di questi vissuti così intensi e duri.



"Non riconosco più mio figlia, non è più lei!", "Urla e strepita, si butta per terra e diventa paonazzo. Non riesco a calmarlo, diversamente da come accadeva prima", "Mio figlio s’impunta a tal punto che ogni decisione debba essere sempre contrattata...e alla fine la rabbia non cessa in ogni caso".


Sembra che questi genitori assistano a delle vere e proprie esplosioni di rabbia, differenti da quelle che si possono osservare, in alcune fasi evolutive della crescita: veri e propri sfoghi verbali e fisici, molto aspri e brutali, di difficile attenuazione e risoluzione.


Ma quale pezzo di mondo hanno abitato i bambini in questo periodo?

Entro quali confini fisici e psichici hanno dovuto ritagliare il loro spazio per vivere, per crescere?


I nostri bambini hanno vissuto in spazi ristretti e con poche libertà, avvolti da stati d’allerta e di pericolo ed hanno subìto differenti perdite in questi mesi: se da una parte, hanno potuto avere maggiore tempo a stretto contatto con mamme e papà, dall’altra hanno perso il contatto con il mondo delle relazioni sociali fuori dalla famiglia, il loro ruolo nelle scuole, negli ambienti dedicati allo sport, al divertimento, hanno dovuto rinunciare all’interazione con altri adulti di riferimento e con i compagni di scuola ed amici, oltre al fatto che hanno vissuto, come tutti noi, il completo stravolgimento di routine ed abitudini, che oltre a scandire il tempo della giornata, creavano sicurezza e stabilità.


Se noi adulti, ci siamo gradualmente riappropriati di un ritmo di scansione del lavoro e delle ‘cose da fare’ nella normale gestione della casa e della famiglia, i bambini non hanno potuto tornare a scuola, rivedere le proprie maestre, ritrovare le proprie abitudini, riavere un contatto con parti ed aspetti propri sviluppati all’esterno della rete familiare, così importanti per una crescita armonica della personalità.



Per loro, le graduali riaperture hanno significato rivedere tate e baby sitter, talvolta i nonni ed incontrare, più o meno liberamente, amici e coetanei, ma sempre entro contesti protetti e programmati, con cautela ed osservanza delle misure da adottare.


I bambini, con la rabbia e l’opposizione, possono reagire all’impotenza vissuta in questo periodo ("non posso decidere nulla", "gli eventi e gli altri decidono per me") ed alla frustrazione di sentirsi dentro una situazione "non ancora conclusa", dove le riaperture non significano la risoluzione della pandemia e il ritorno alla normalità e dove possono sperimentare confusione e mancanza di punti fermi nella comprensione del mondo che li circonda.


I bambini esplodono e noi adulti abbiamo l’opportunità di riflettere per comprendere cosa non riescono a dire a parole ed esprimono invece con gesti, azioni talvolta violente, provando a tradurre le loro emozioni e restituendo loro un senso, uno o più significati di questa rabbia, accogliendola insieme a loro.


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