L'importanza del contatto

a cura di Manuela Fili, psicologa dell’età evolutiva e psicoterapeuta


Il tocco dell’altro, fatto di carezze e contatti piacevoli e positivi, fin da neonati, conferma il nostro essere vivi e sottolinea il senso di riconoscimento personale ed identitario. Essere toccati dolcemente, accarezzati, abbracciati e baciati rinforza il sistema immunitario, promuove la sicurezza in se stessi e potenzia il legame relazionale.


Il contatto con l’altro, laddove non sia invasivo o intrusivo, ma accogliente e riconoscente l’identità del bambino, è cibo per la psiche, alimento per una sana crescita, che possa nutrire la fiducia in se stessi e nel mondo, nell'incontro e nello scambio con gli altri.


Il nostro mondo di relazioni, in questi ultimi mesi, da fine febbraio ad oggi, si è dovuto adattare ad alcuni aspetti molto artificiosi e non naturali, richiesti per evitare il rischio di contagio da Covid-19: stare a distanza l’uno dall'altro, proteggersi il viso, mascherandone la mimica, rendendo complicato il leggersi al di là delle parole, nascondendo i sorrisi, le risate, gli sbadigli o le espressioni di rabbia e di stupore, non toccarsi, non abbracciarsi.



Non è stato facile per nessuno accogliere queste restrizioni e metterle in pratica, rinunciando a manifestazioni fisiche (strette di mano, contatti, abbracci, baci) che, per molti di noi, fanno parte dell’essere in relazione con l’altro, potendo dimostrare l’affetto e la vicinanza anche con il corpo e cercando nel corpo dell’altro calore, sicurezza e conferme, a completamento dello scambio verbale e linguistico.


Anche i nostri bambini hanno dovuto rinunciare a comunicare con i propri corpi, a misurarsi con i compagni, a lottare con loro, ad osservarsi e a sfidarsi, a fare pace e ad abbracciarsi.

Tutti noi, adulti e bambini, abbiamo più volte sentito il bisogno maggiore di trovare un contatto con l’altro, un sentire fisico, in cui il tocco dell’altro ci riconoscesse, ci desse un confine ed un orientamento, ci accogliesse nel nostro essere in relazione con l’altro e non isolati.


Siamo tutti ancora in debito di queste sensazioni, di cui siamo stati privati e per cui possiamo sentirci a nostra volta derubati, e spesso può capitare che i nostri bambini manifestino maggiore bisogno di avere un contatto con noi.

Alcuni bambini chiedono di tornare a dormire con mamma e papà, altri, pur avendo caldo, vogliono tenere la propria copertina di lana addosso, altri fanno scorta di coccole con i propri pupazzi oppure manifestano più spesso il desiderio di essere presi in braccio.



I nostri bambini stanno cercando nel corpo di mamma e di papà un rifugio in cui ritrovarsi e in cui trovare pace e ristoro dopo mesi di fatiche, di cui ancora dobbiamo elaborare l’entità e il peso.


Sono cresciuti con fiducia nel mondo che li circonda e, tutto ad un tratto, hanno ricevuto segnali discordanti da quello stesso mondo, che per molti aspetti, è stato svelato con violenza e durezza nei rischi, nel pericolo e nel danno associato allo stare vicini, in contatto.


I nostri bambini hanno bisogno di noi, di un abbraccio infinito che possa medicare quelle ferite derivanti dalla distanza dagli altri, dalla possibile perdita di fiducia negli altri e di quei frammenti di sé che sono stati persi e che dovremo, con pazienza, accompagnarli a ritrovare.


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